Vedendo quella piccola testa bionda che correva a perdifiato verso di lei Eoil tirò fuori la lingua, portò le mani davanti agli occhi per coprirli e si inginocchiò. Una perfetta riproduzione delle statue che si trovavano in cima al castello. Bran sorrise divertito. –Perché non sei così anche quando ci sono gli altri?-
Eoil gli fece l’occhiolino. I bambini non sono come gli altri.
-Allora a cosa giochiamo?- -No no aspetta! Non dire nulla! Decido io… nascondino!-
Eoil fece un applauso esagerato e Bran tutto agitato urlò tutto d’un fiato – Tu-conti-io-mi-nascondo!-.
Mentre si copriva gli occhi e cominciava a contare lentamente la sua mente cominciò a vagare indietro nel tempo.
Fiori, prati e una casa in mezzo al verde. La sua casa e Sammy. La sua Sammy. Che ride, che corre e che impara a fare la ruota.
Sangue caldo scende dalle sue ferite come lava che brucia sotto la pelle e arde nel cuore l'ennesima coltellata senza pietà… E Sammy muore, muore, muore, muore.
-Che cosa stai facendo??! Dove è Bran!? Era qui con te!-
Faravel la prese con un braccio e la scosse –Non vedi che sta piovendo?!-
Bran.. Oh Dea! Bran!! No, no, no, no.. Ti prego, ti prego fa che stia bene!.-
Senza pensare, con le lacrime agli occhi Eoil urlò più forte che potè.
-Bran! Dove sei?! Bran basta giocare ti prego parla!-
Il ragazzo, Faravel, la guardava con uno sguardo che non riusciva a decifrare.
-E tu che fai!? Non mi aiuti?-
Si concentrò. Sentiva ogni rumore, nel sangue, fin dentro le ossa. Il cammino di un insetto risuonava come il battito di un tamburo, la pioggia che ora cominciava a cadere era una valanga. Ma non udiva nient’altro.
Dove sarebbe potuto andare a nascondersi? Nel bosco! Oddio no, c’è una cascata lì. Se si è fatto male io.. io..
Mentre si guardava freneticamente intorno, quasi incapace di muoversi, vide che Faravel fissava un punto nella boscaglia. Irritata stava per domandargli cosa avesse visto ma quello era già lontano. Si precipitò dietro a lui e corsero a perdifiato per quasi un chilometro, fino al fiume. Non ebbe nemmeno il tempo di chiedergli dove stessero andando che Faravel, toltosi le scarpe con due calci si era buttato nell’acqua gelida.
Eoil si barcollando si incamminò verso la riva, incapace di pensare ad un qualsiasi piano per salvarlo da una morte certa, per congelamento. Non stava neppure toccando l’acqua con la punta delle scarpe che sentì una fitta allo stomaco, poi un’altra, sempre più forte, come se dentro vi fosse della lava, dolore puro e acuto. Si ritrovò in ginocchio, boccheggiante, con le braccia strette attorno alla pancia.
Poi vide due teste spuntare dall’acqua. E d’un tratto il dolore scomparve.
Finalmente potè respirare di nuovo.
Faravel trascinò fuori dall’acqua un Bran tremante dalla paura e dal freddo, fino a riva dove Eoil cominciò a togliergli i vestiti bagnati e ad avvolgerlo con la sua giacca abbracciandolo.
Non potendo andar molto lontano in quelle condizioni si accamparono sotto ad un albero aspettando almeno che finisse di piovere; Bran in braccio a Faravel, che si era tolto la maglietta, e si era avvolto col mantello di lei.
Non dovevo distrarmi, abbiamo perso solo un sacco di tempo. Domani partiremo all'alba, forse così non ci troveranno.
Lontano, nella valle di Tiara, in una stanza scavata nella roccia una figura ammantata di nero aprì una bottiglia versando il liquido verde in un bicchiere. Ne bevve un sorso prima di sedersi su uno scranno di pietra. Il suo sguardo era vacuo, le sue labbra sottili si mossero formando una smorfia, poi con una voce calma e distante parlò: - I tempi sono maturi, le ultime uova stanno per schiudersi..-
Un’altra figura si mosse nell’oscurità.
- Si, mio Lord, convengo. Ma sono piuttosto preoccupato. La figlia di Cerridwen è forte come lo era la madre, d’altro canto il figlio di Arawn sta crescendo in fretta e presto potrà esserci utile .-
Un sorriso si allargo sul volto dell’uomo, poi sollevò il bicchiere ed in un solo
sorso lo svuotò.